domenica 26 luglio 2015

Il padrino di Kathmandu di John Burdett

Ciao bloggherine,
il blog latita, me ne rendo conto, ma ho così tante altre cose da fare e così tanti progetti aperti che non riesco proprio a essere presente e mi dispiace. Inoltre non so da voi, ma qui ha fatto un caldo insopportabile e non ho creato assolutamente niente. Mi sto cimentando con una lavorazione della carta un po' particolare, ma le alte temperature non aiutano nell'uso di alcuni componenti e poi a me si blocca la fantasia e i pensieri con l'afa. Oggi quindi non parliamo di carta e bijoux, ma di lettura, quella che vi può accompagnare in vacanza, sotto l'ombrellone......Il titolo del libro è il titolo del post ed è una lettura particolare.

Questo libro è un giro di giostra, divertente, veloce, un'immersione in un mondo di cui riconosciamo le striature di colori sfrecciarci davanti agli occhi, pennellate di un mondo sconosciuto ed esotico, con un delitto in più. Un bel cocktail. In quest'indagine Sonchai ha perso il figlioletto Pinchai morto in un incidente e la moglie Chanya che si è ritirata in un monastero per affrontare il dolore della perdita del figlio ed è divenuto il consigliere del suo capo, Vikorn, capo della Regia Polizia Thailandese e al contempo narcotrafficante principe dell'intero regno della Thailandia. Sonchai, mezzo thai e mezzo farang (occidentale), figlio di una ex prostituta e attuale tenutaria di un bar-bordello nella zona a luci rosse di Bangkok , poliziotto e monaco mancato, è impegnato a scendere a compromessi ora con sè stesso ora con la realtà per mettere in piedi un sistema di contrappesi morali che gli permetta di trovare il suo agognato equilibrio karmico: in fondo è uno dei pochi che considera il karma un impegno vero e proprio e non un mezzo per giustificare il proprio stile di vita. Essere consigliere (ruolo che gli frutta un fuori-busta principesco) di un narcotrafficante non lo aiuta a rimanere in pace con la propria coscienza, specie quando si trova a dover organizzare l'acquisto di un quantitativo pantagruelico di droga in Tibet. Il venditore è un mistico tibetano, Tietsin che con i proventi dell'affare ha intenzione di invadere nientemeno che la Cina. Il Tibet non è quel paradiso religioso che ormai è diventato il suo marchio internazionale di fabbrica , non solo, quantomeno non lo è secondo le logiche che infestano i cervelli di noi poveri farang. La religiosità è una faccenda complessa in oriente, ricca di sfaccettature, non scevra da violenza, lussuria e sete di vendetta. Ogni cosa al suo posto, ma tutto in movimento. Inoltre a Bangkok viene rinvenuto in un pied a terre (volgarmente detto: scannatoio) il cadavere di un famoso regista hollywoodiano col petto squarciato e la calotta cranica sollevata. In una rincorsa perenne alla pagina successiva ci sfrecciano davanti ex prostitute che si fanno monache, farmaciste cinesi pazze, kongrao, Hong Kong, Katmandu, mistici, sesso tantrico, diamanti rarissimi e diamanti contraffatti, narcotrafficanti, Lek il poliziotto transessuale, eserciti schierati a difesa di militari corrotti, visioni in pieno giorno, poliziotti onesti terrorizzati dalla mafia, film d'essai mai proiettati, cervelli mangiati direttamente nel cranio della vittima, marjuana e su tutto, anzi, al di sotto di ogni cosa, a farne da base e sfondo di riferimento, una spiritualità che per non saper nè leggere nè scrivere comprende ogni aspetto del reale, dallo smercio di droga nelle strade alla prostituzione, fino alla morte incomprensibile di un figlio. Si ha l'impressione di non leggere solo un noir, o un pulp, bensì uno strano oggetto che è qualcosa di più leggero e, in fondo, suo malgrado, più profondo. Lo svolgimento della storia non si fissa mai sui dettagli più disturbanti e truculenti, pur non rinunciando a descriverli. E' come se i protagonisti si trovassero sempre a qualche metro di distanza da ciò che capita loro, come se le avventure che vivono non li toccassero realmente fino in fondo. Non si può sostenere come si fa con i romanzi farang: "Niente è come sembra", perchè a volte in oriente è vero l'esatto opposto, piuttosto la questione è che ogni parte della realtà ha in sè molti aspetti, troppi forse, o forse tutti: tutto è in movimentoogni intero è formato da una serie infinita di sfaccettature (come per i diamanti). E' il karma che si srotola al di sopra delle teste e delle vite dei poveri umani che non possono far altro che prenderne atto e farci i conti. La realtà è terribilmente complicata, per questo "va presa con le pinze" e, in un certo senso, saggiamente tenuta a distanza.

A me non è dispiaciuto, sicuramente è una lettura alternativa, a volte cruda, a volte divertente e a volte surreale, ma nuova, con qualcosa di profondo da dire, più profondo di un banale omicidio per....